Senza ombra di dubbio saprete che lo slow play può essere di dubbia efficacia, anche solo per il fatto che permette al nostro avversario di avere la possibilità di realizzare un punto, tutto sommato niente male, anche senza investire.

Ovviamente quanto scritto sopra è tutto corretto, ma vi è anche un’altra ragione di fondo, per cui è sconsigliato usare lo slow play: esso lascia al vostro avversario la possibilità di poter togliersi, pagando uno scotto minimo, una mano, per cui avrebbe invece dovuto sborsare una cifra maggiore nel caso in cui fosse stato aggredito fin dal primo momento.

Proviamo a fare un esempio: stiamo giocando un cash game e ci troviamo in late position; un avversario che si trova in early position decide di rilanciare.

La nostra contromossa, guardando le carte che abbiamo in mano, è una chiamata, dato che abbiamo una coppia di 8.

Il flop ci è molto favorevole, dato che c’è una Qh – 8h – 2d: in questo modo possiamo fare un set e con la donna sul flop proviamo a incrociare le dita e sperare che il nostro avversario abbia in mano A-Q oppure due assi o due re, che decide di puntare.

Arrivati a questo punto, si trova la differenza: un gran numero di giocatori preferirebbe una call, nella convizione che il loro avversario faccia la stessa mossa anche al turn, invece è il raise la scelta migliore.