Nella Grecia antica il gioco dei dadi era presente nelle classi più abbienti, come divertimento nei
banchetti. Nell’Impero romano il gioco dei dadi era molto in voga, tanto che fu proibito , tranne che nelle
famose saturnalia. Nel medioevo, il gioco dei dadi diventò un passatempo comune dei cavalieri, tanto
che esistevano scuole e corporazioni al gioco. In Francia, sia i cavalieri, che le dame di corte giocavano a
dadi molto frequentemente, tanto che si fecero delle leggi per controllare il gioco.
Anche nella Divina Commedia, Dante menziona un gioco che si chiamava zara ed era fatto con tre dadi.
In India, Giappone e in tutti i paesi asiatici nel passato ed anche oggi, i giochi con i dadi sono sempre
presenti sia per divertimento che per altro .

MATERIALI E FORME DEI DADI

I dadi nel corso della storia, sono stati realizzati con svariati materiali: osso, legno, avorio, metallo e
pietra.
Oggi si predilige soprattutto la plastica che resiste ad anni di utilizzo senza tracce di usura.
Quello che distingue i dadi è il loro numero di facce. Nei giochi che utilizzano dadi con un numero di
facce diverso da 6, sono solitamente descritti anteponendo al loro numero di facce il prefisso ”d”, così
”d6”; è un dado a 6 facce, un ”d10”; è un dado a 10 facce e così via. Questo tipo di dadi è detto
”poliedrico” ed è usato dagli indovini dal 1970 e poi diventato famoso nei giochi da tavolo, da ruolo e
wargame.
Ma gia dal 3000 a. C. si parla di dadi tetraedici nel ”gioco reale di Ur” .
Esiste un dado da 20 facce risalente all’era tolemaica e conservato nel Metropolitan Museum of art.
Esistono anche dadi sferici che vengono usati come normali dadi ed hanno al loro interno una cavità ottaedrica nella quale si muove un peso che forza la sfera a fermarsi in uno dei 6 fori per dare un risultato.